Cosa significa hygge?

Cosa significa hygge? Non chiedetemi come si pronunci, al massimo posso dirvi come si traduce. In immagini però, scattate in giro per Copenhagen.

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Se io e A. non andiamo nel Nord Europa per festeggiare il compleanno, a quanto pare non siamo contente. Eravamo state a Stoccolma per tenerci giovani col freddo l’anno scorso. Quest’anno, che è toccato a me compiere 30 anni, la meta è stata Copenhagen.

Non è famosa per tantissime cose, a parte che per quell’orribile sirenetta (sì, è orribile, fatevene una ragione). C’è una cosa però che la contraddistingue, e dicono sia il segreto grazie al quale i danesi si dichiarano il popolo più felice del mondo. Non è un oggetto, non è un monumento, non è un luogo: è più un sentimento, e si chiama hygge.

Cosa significa hygge?

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E qui vi voglio. Non c’è una traduzione in italiano, e forse in nessun’altra lingua. È la parola che descrive una particolare atmosfera: rilassata e rilassante, informale, accogliente, piacevole, colorata, intima. Quei momenti in cui ti senti a tuo agio, in cui stai bene, e ti senti anche un po’ coccolato. Mmm… abbastanza soggettivo però… Vero, quindi faccio prima a dirvi cosa è stato hyggelig per me a Copenhagen. Ma prima un passo indietro.

Qual è la pronuncia giusta?

Aahahahahahahh! Vi vedo lì, che leggete il post e la scimmia in testa si interroga in loop su quale diavolo sia il suono di hygge 😛 Mi duole dirvelo, ma la prima cosa che si scopre arrivando in Danimarca è che, non solo le parole non si leggono per come sono scritte, ma quasi per metà non si pronunciano proprio. Una serie di aspirazioni, suoni gutturali, consonanti snaturate e vuoti che per un essere umano non danese non saranno mai comprensibili, né emulabili.

Come si pronuncia hygge, lo lascio dire a questo simpatico tizio. Provate pure a ripeterlo più e più volte rendendovi ridicoli: resterà un segreto, tranquilli 🙂


Come si traduce hygge, in immagini, secondo me

Se hygge è una sensazione, è meglio tradurla in sensazioni. Più che in altre volte e per altre città, a riguardare le foto di Copenhagen in effetti mi ricordo per prima cosa il mood di quel momento, più che cosa stessi facendo e dove stessi andando.

Ad esempio, la spensieratezza di alcuni amici che si godono il sole sul prato, in riva al canale

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Le lucine del Tivoli la sera, colorate e fiabesche

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Il profumo della cannella e il sapore del burro dei kanelsnegle di Andersen Bakery (che non poteva non finire nei 4 indirizzi dove mangiare bene a Copenhagen, ovvio!)

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Le sdraio per rilassarsi un po’ durante lo studio alla Kongelige Bibliotek

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Una passeggiata nel parco del Kastellet

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Le finestre delle case, che potrebbero raccontare chissà quante storie

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La freschezza della frutta al mercato

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L’eleganza del Botanisk Have, al mattino presto

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Scoprire che l’orso polare nuota in modo goffo, dandosi la spinta con le zampe contro le pietre, proprio come faccio io

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L’infanzia, e il modo in cui sono diventata grande, racchiusi nei mattoncini Lego

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Dicono che il massimo dell’hygge si raggiunga a Natale, con tutte le candele accese. Io dico che l’hygge raggiunge il massimo quando tu sei hyggelig, e io lo ero. Buon trentesimo compleanno a me.

Grazie A., bellissimo regalo. Lasciamoli a casa più spesso i fidanzati 😛

Diario di viaggio: 17-19 giugno 2017

PS: bella è bella ma, a scanso d’equivoci, a Copenhagen ci sono anche cose da non fare e vedere. Meglio saperle prima, per godersi tutto il resto dell’hygge 😉