Venezia in un giorno, cosa visitare?

Cosa visitare a Venezia in un giorno? Se non vi piacciono le mandrie di turisti, evitate San Marco: meglio qualche idea alternativa.

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Se si vive al Nord, non c’è bisogno di pianificare un viaggio più lungo: si può visitare Venezia in un giorno, godendosi gli scorci più belli di questo posto unico al mondo.

Ipotizziamo che la città di partenza, come nel mio caso, sia Milano, e che quindi la laguna sia raggiungibile comodamente con l’alta velocità in 2 ore e 40 minuti. Si arriva in città intorno alle 10 del mattino e si va via intorno fra le 18 e le 19: cosa visitare a Venezia in poco tempo?

Dipende tutto dal fatto che sia o meno la vostra prima volta nella Serenissima. Se le gondole ormai non vi stupiscono più, e siete alla ricerca di qualcosa di diverso, potrebbe essere l’occasione giusta per percorrere strade meno battute.

Se invece non siete mai stati fra le calli e i sottoporteghi, dovrete per forza passare dai luoghi cartolina: piazza San Marco e il ponte di Rialto. Il mio consiglio è comunque quello di non soffermarvici troppo: sono affollatissimi e non ci troverete molto che non sia confezionato esclusivamente per i turisti, soprattutto russi, arabi e giapponesi.

Ecco perché ho pensato a delle tappe alternative, scelte fra i miei luoghi del cuore di Venezia. Prima però, qualche consiglio logistico.

Cosa fare e cosa non fare per visitare Venezia in un giorno

Cosa fare (ovvietà spesso sottovalutate, ma salvavita)

1.Prenotare in anticipo il treno, per approfittare delle offerte. Se andate in coppia, o comunque potete raggrupparvi in coppie, scegliete il sabato: con Trenitalia si viaggia in 2 al prezzo di 1.

2. Portare i panini, o qualsiasi altro pranzo pratico, da casa. Non solo conterrete i costi, ma avrete più flessibilità fra una tappa e l’altra.

3. Vestirsi a strati. Girare per Venezia vi obbligherà a un continuo saliscendi da un ponte all’altro, alcuni più alti e con gradoni scomodi, altri più bassi ma magari scivolosi, alcuni al sole, altri all’ombra. Insomma: suderete di sicuro, almeno evitate di prendere il raffreddore.

Cosa non fare

1. Andare in macchina. Siete proprio sicuri di voler pagare benzina, pedaggio, parcheggio (obbligato) a piazzale Roma, e di voler restare in coda al casello al ritorno, quando il treno vi porta comodi comodi già sul Canal Grande e poi di nuovo alla stazione centrale della vostra città?

2. Usare il vaporetto. Semplicemente: non vi serve. Costa un sacco (7,5 euro la corsa semplice da 75′ e 20 euro il giornaliero), è sempre pieno come un uovo, e non è detto che a piedi non facciate prima. Inoltre, per le sue dimensioni è costretto a passare solo all’esterno delle isole che compongono Venezia: la parte più bella, invece, è perdersi al loro interno.

3. Stare lontani dalla stazione nel pomeriggio. Organizzate il percorso in modo che nella seconda parte della giornata siate comunque abbastanza vicini a Santa Lucia. A Venezia potrebbe perdersi anche il mago dell’orienteering, e seguire i cartelli gialli “Alla ferrovia”, se da un lato vi porta sicuramente a destinazione, dall’altro può farvi allungare di molto il cammino. Meglio godersi la visita senza rischiare di perdere il treno!

Tappa n°1: la Peggy Guggenheim Collection

Venezia è piena di musei, anzi è un museo a cielo aperto. In tour più tradizionali non mancano di solito Palazzo Correr, Palazzo Ducale, la Biennale o Palazzo Grassi, ma questo è diverso. Non si tratta infatti di maestosi palazzi storici oggi adibiti a museo, bensì della casa privata che la famosa collezionista della dinastia di mecenati Guggenheim aveva a Venezia.

Certo, non è proprio un appartamentino da niente: per i suoi 30 anni trascorsi in città, la cara Peggy aveva comprato Palazzo Venier dei Leoni, un palazzo incompiuto del ‘700 che si affaccia direttamente sul Canal Grande. Tuttavia, l’ingresso alla collezione è nascosto fra le calli dell’isola di Dorsoduro, tra abitazioni private e muri ricoperti di edera.

Entrata Guggenheim Venezia

Al suo interno, in un allestimento sofisticato e minimalista al tempo stesso, che conserva parte dell’arredamento originale scelto da Peggy, c’è una ricchissima collezione permanente che include Picasso, Braque, De Chirico, Mondrian, Magritte, Dalì e molti altri artisti del ‘900. Inoltre, il Guggenheim ospita sempre interessantissime mostre temporanee, anche fotografiche, degne dei musei più all’avanguardia d’Europa.

Nulla da togliere a Canaletto & co., ma le vedute di Venezia sono meglio dal vivo 🙂 In mezzo a tanto barocco, e a tante finestre a punta risalenti al ‘400, il Guggenheim è una parentesi davvero sorprendente.

Tappa n°2: Santa Maria della Salute e Punta della Dogana

Già che siete a Dorsoduro, vale la pena fare quattro passi in più per andare a vedere una delle chiese più belle della città: Santa Maria della Salute. Sui gradini all’ombra della sua cupolona potete anche fare la pausa pranzo, a patto che non vi disturbino i gabbiani giganti che si avvicinano ai vostri panini (mi dicono io sia un po’ esagerata con questa storia dei gabbiani, ma tant’è).

La basilica si trova a Punta della Dogana, l’estremità dell’isola dove oggi ha sede anche l’omonima collezione di arte contemporanea del magnate francese François Pinault. Se di arte ne avete avuto abbastanza, questo è comunque il luogo ideale per una bella foto panoramica, che verrà fuori più o meno così:

punta della dogana

Bella eh?

Tappa n°3: l’Arsenale

Quanti edifici risalenti al 1100 avete visto in vita vostra? L’Arsenale è uno di questi, anno più anno meno, e da qui è passata letteralmente la storia di Venezia e della sua forza navale, dai tempi della Repubblica marinara, passando per la dominazione francese e austriaca, per poi diventare una sede della Marina Militare italiana, fino alla sua parziale distruzione per un incendio nel 1920.

Arsenale venezia

C’è un piccolo neo: è visitabile solo dal lunedì al venerdì. Lo so, è assurdo, ma almeno ci si consola sapendo che non si paga per entrare. Tenetelo sicuramente a mente per un’eventuale permanenza più lunga in città, magari contattando gli uffici per partecipare a una visita guidata. Nel frattempo passate a guardarlo da fuori: è insolito trovare una struttura così geometrica e dritta a Venezia, dove tutti i palazzi sono storti e ammassati gli uni sugli altri. In più, c’è quasi sempre un bellissimo silenzio, anche quello una rarità.

Tappa n°4: il ghetto di Venezia

Risalite verso ovest e arrivate a Cannaregio. Non c’è bisogno di scomodare Shakespeare e il suo Shylock per cercare un buon motivo per visitare il ghetto di Venezia, né evocare per forza le peggiori pagine di storia del ‘900, per quanto abbiano ferito ovviamente anche queste calli.

Il ghetto è un’isola nell’isola, e il suo fascino sta nel fatto che è forse l’unico posto di Venezia in cui non risiedono semplicemente abitanti, bensì vive una comunità. Passando da qui nel pomeriggio dello Shabbat, in Campo di Ghetto Nuovo troverete bambini che giocano, donne che curano le piante aromatiche sul davanzale delle piccole finestre, e grandi saggi barbuti con la kippah che fanno ritorno a casa, facendo slalom tra i nipotini.

La ri-conquista di questi tranquilli pomeriggi di festa, dopo tanto orrore, dev’essere qualcosa di così prezioso che non sembra essere scalfito neanche dalla presenza costante di un militare di presidio nella garitta della piazza. Assistere a questa normalità, in una città che proprio normale non è, ha qualcosa di religioso, nel senso più alto del termine.

Tappa n°5: lo spritz prima di ripartire

È quasi ora di tornare indietro alla volta della stazione di Santa Lucia, ma c’è l’ultimo rito veneziano da onorare: lo spritz. Se siete abituati (come me del resto) a berlo agli aperitivi, dove non costa meno di 6/7 euro, pagarlo 2,5 euro vi sembrerà incredibile. Non solo costa poco, ma è anche bello carico, perché qui si beve così 🙂

In Rio Terà Lista de Spagna, la strada che sicuramente percorrerete per arrivare al piazzale della ferrovia, c’è il bar Olimpia. Io mi fermo sempre lì per bere il mio spritz ignorante prima di ripartire, ed è sempre la ciliegina sulla torta di una splendida giornata.

 

Tutte le foto relative a Venezia che appaiono su Latofinestrino sono © Alessandro Licata Caruso.