Barcellona, opere di Gaudì e ramblas oppure…

A Barcellona opere di Gaudì ce n’è molte: tutte le guide le raccomandano insieme alla Rambla. Solo una però è imperdibile: per il resto, ho due alternative.

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Lo dico subito: a me Barcellona non è piaciuta. Nonostante non abbia un gran feeling con la Spagna, di città interessanti — va detto — lì ne hanno parecchie. Se da un lato, ad esempio, non saprei dire quale sia la città più bella dell’Andalusia, Barcellona invece non la consiglierei mai.

barcellona opere di gaudì

Neanche le opere di Gaudì riescono a colmare, almeno nella mia prospettiva, la sciatteria della città catalana. Sì, Casa Milà, Casa Batllò e i vari palazzi che l’architetto modernista ha progettato sono molto originali, ma anche completamente isolati da tutto il contesto in cui si trovano.

barcellona gaudì

Parc Güell, quello delle lucertolone ricoperte con tessere di mosaico colorate, è assolutamente anonimo.

parc guell lucertola gaudì barcellona

La Boqueria, il famoso mercato al coperto sulla Rambla, è lercio e devi stare attentissimo a non farti borseggiare. La stessa Rambla spicca per squallore, fra spacciatori, prostitute e bancarelle con paccottiglia turistica e borse false.

boqueria barcellona

Allora non vale la pena visitare Barcellona?

Mettiamola così: ci sono mete che ritengo migliori, in Spagna e non solo. Però, così come è impossibile non cogliere lo spirito di Picasso a Malaga e proprio questo è uno dei buoni motivi per visitarla, una cosa simile in effetti accade anche a Barcellona con Gaudì. Con una sola opera, che vale da sola il viaggio (insieme ad altre due cose che salverei).

La Sagrada Família

Magari l’avete studiata a scuola, o semplicemente la conoscete perché è uno dei monumenti più famosi al mondo. Vedere la Sagrada Família dal vivo però è un’esperienza mozzafiato. Da fuori, sembrerebbe quasi un castello di sabbia se non fosse circondata da operai con le gru, anziché da bambini con i secchielli e le palette.

barcellona sagrada familia

La chiesa non è completa, e si presume che manchi ancora una decina d’anni prima che il progetto di Gaudì venga portato a termine, dopo circa 140 anni dall’inizio del cantiere. Eppure, quell’accrocchio di guglie con la punta a palla, finestre con rosoni e statue di ogni dimensione, che sembra reggersi in piedi solo finché non pioverà, dentro è già perfetto.

facciata della sagrada familia barcellona

Non tanto perché all’interno ci sia quasi tutto, quanto piuttosto perché è lì che si vede l’idea di Gaudì, tradotta in un’architettura imponente e umile allo stesso tempo, visionaria ed emozionante, davvero unica al mondo. Pilastri che si trasformano in alberi, alti che più alti non si può, per avvicinare l’opera dell’uomo a Dio. Luce bianca dall’alto, e colorata in blu e verde dalle navate laterali, che ricrea l’atmosfera fiabesca del bosco, o forse sovrannaturale del paradiso, così come lo immaginava Gaudì.

Non ho foto dell’interno, perché sono rimasta tutto il tempo della lunga visita con il naso all’insù e con la pelle d’oca, mentre guardavo i giochi di luce infrangersi fra le colonne a doppia elica. Non ho dubbi che sia stato più bello così, e in fondo è meglio anche per voi: qualsiasi spoiler tanto non renderebbe la stessa emozione 🙂

Il cuore antico di Barcellona, meglio se di sera

Un giro a piedi nel Barri Gòtic è una piacevolissima passeggiata. È il quartiere più antico di Barcellona: qui si insediarono i romani, e ancora oggi le viuzze compongono un dedalo di impianto chiaramente medievale.

Meglio arrivarci sul tardo pomeriggio, perché l’affievolirsi della luce naturale si addice al Barri Gòtic e lo rende molto suggestivo. Seguendo il percorso che vi ho indicato nella mappa, potrete anche vedere la Cattedrale e la Sinagoga Major, che è una delle più grandi d’Europa ed è stata scoperta per caso una ventina d’anni fa.

Le tapas di Barceloneta, ma non quelle per turisti

barceloneta waterfront

Infine, la terza cosa bella che c’è a Barcellona è un posticino minuscolo frequentato solo da locali, in cui il tempo si è fermato. Barceloneta è un ex borgo marinaro che per anni è rimasto nel degrado, fino a quando non ha ospitato il villaggio olimpico nel 1992.

waterfront barceloneta

Il waterfront è stato ridisegnato, senza infamia e senza lode, e dopo le olimpiadi Barceloneta è diventata l’ombelico della movida cittadina, grazie anche alla spiaggia. Mentre sul lungomare proliferavano locali discutibili, per qualità e clientela, nelle viuzze si moltiplicavano ristorantini e affittacamere, sempre molto attenti alle mode del momento.

barceloneta

La Cova Fumada invece è rimasto completamente impermeabile alla trasformazione del quartiere. Qui si servono solo tapas senza fronzoli, lungo un vecchissimo bancone di marmo, e le birre vengono tenute al fresco in frigoriferi con gli sportelli in legno. Si sta tutti in piedi e il conto viene segnato a matita sul marmo: ogni ordine viene urlato dal bancone alla cucina, e servito con un urlo di ritorno.

Anche qui, dovrete fidarvi senza le foto: lo spazio era troppo piccolo per poter anche fotografare i piatti! 🙂 Se farete un salto qui ricordatevi di arrivare presto, perché chiude alle 3 del pomeriggio, e di assaggiare assolutamente i calamari alla griglia e le bombas, le crocchette fritte delle quali La Cova Fumada vanta la paternità. Non sono certo ricercate come quelle che abbiamo mangiato nella nostra tappa di un giorno a Cadice, ma sono davvero deliziose, così come lo spirito testardo e rustico di questo posto.