Copenhagen: cose da non fare e non vedere

Tutti vi dicono cosa fare e cosa vedere a Copenhagen, io invece vi dico cosa evitare. Così risparmiate tempo e sòle, e vi godete meglio tutto il resto.

6' di lettura

Le guide di viaggio sono tutte un cosa fare di qua, cosa vedere di là, dove mangiare in su, come muoversi in giù. Dell’hygge danese e di cosa significhi vi ho già detto: in effetti, a Copenhagen c’è un bel po’ di roba interessante da fare e da vedere. Tuttavia, preferisco iniziare dalle sòle da evitare: risparmierete tempo, soldi e suole delle scarpe, e potrete concentrarvi su tutto ciò che di figo, buono e bello ha da offrire la città.

Pronti via: ecco le 5 cose da non fare e non vedere a Copenhagen.

1. Tomba di Kierkegaard

Uno dice: anche se ti è sempre stato più che antipatico, in fondo hai pur sempre studiato filosofia, pare brutto non andare a salutarlo. Hai parlato con Hegel a Berlino, con Sartre e Simone de Beauvoir al Montparnasse di Parigi, con Marx a Hampstead Heath a Londra, perfino con Abelardo ed Eloisa al Père Lachaise di Parigi!

È vero che Kierkegaard è sempre stato solo un rosicone piagnone (lui e l’altra grande piattola ingrata di Schopenhauer — fine dello sclero filosofico, lo giuro), però è pur sempre la seconda cosa più famosa che la Danimarca abbia mai esportato dopo i Lego.

assistens kirkegard copenhagen

In effetti, si poteva passare direttamente ai Lego. Non serve leggere Aut-Aut per capirlo, basta fare un giro all’Assistens Kirkegård, il cimitero dove è sepolto per capirlo. Sembra un bel parco, ma in realtà è uno storico camposanto, dove riposano tra gli altri anche Hans Christian Andersen e Niels Bohr (almeno qualcuno di degno c’è).

A meno che non siate fisici o appassionati di favole, evitate pure di vagare per un’ora e mezza alla ricerca della tomba di Kierkegaard, che non ha neanche mezza insegna e, quando finalmente la trovi, scopri pure che è condivisa con altre mille persone della sua famiglia.

tomba kierkegaard copenhagen

Del resto, con un nome così simile alla parola danese per “cimitero”, poteva forse passare una bella vita o concluderla gloriosamente? Ciao Søren, per me è (sempre stato) no. 😛

2. Cena da Manfreds

Dal (presunto) cibo per lo spirito, a quello per il corpo. Duole dirlo, ma questa sòla l’abbiamo presa per colpa della mia amatissima Lonely Planet, che stavolta ha toppato. Se tra i ristoranti segnalati nel quartiere di Nørrebro trovate Manfreds, optate piuttosto per un kebabbaro.

copenhagen manfreds

Qualcosa doveva metterci in allerta in effetti: un ristorante che ha come piatto forte la tartare di manzo, ma poi ha un menu vegetariano, non dev’essere tanto a posto. Scegliamo il menu a sorpresa dello chef, anche perché non c’era molto altro. 7 portate, non resterete affamate. Vero, ma quasi quasi preferivo la fame.

2 piatti su 7 erano insalate: presentate in modo figo quanto volete, ma insalate. Un’altra portata era una mini terrina con zuppa di spinaci e un tuorlo d’uovo: io odio il tuorlo d’uovo (da leggere rigorosamente come Puffo Quattrocchi). Poi patate al forno crude, un pezzetto di salmone buono ma striminzito, un’altra cosa inutile che non ricordo, e infine, la truffa delle truffe.

copenhagen manfreds risotto non risotto

Il risotto-non-risotto con ricotta, rabarbaro e, udite udite, SEMI DI GIRASOLE. Ora, il problema non è che sei vegetariano, né che sei hipster, né che il conto era caro come il fuoco, caro il mio Manfreds: il problema è che non ti hanno picchiato abbastanza da piccolo.

Allego foto della lavagnetta che promuove il suddetto menu. “Sjæffen Bestemmer” non vuol dire “selezione dello chef”, vuol dire proprio “bestemmie contro lo chef“.

cosa non fare a copenhagen manfreds

Meno male che poi qualche posto dove mangiare bene a Copenhagen senza lasciarci un rene l’ho trovato…

3. Sirenetta

Prendete una statua anonima e bruttina. Mettetela lontano da ogni altra tappa interessante in città. Fate in modo che sullo sfondo si vedano solo capannoni industriali, e che il suo grigio sia quasi un ton sur ton con il canale, su cui non manca neanche qualche chiatta di passaggio.

Assicuratevi che arrivino greggi di turisti con autobus tipo Copenhagen Sightseeing, più gli immancabili crocieristi MSC al pascolo forzato, pardon, in escursione. Aggiungete qualche tamarro sparso, come il prezzemolo, purché munito di selfie stick.

sirenetta copenhagen

Fatto? Bene, avete davanti a voi la famigerata Sirenetta di Copenhagen. Fa schifo, e non dite che non vi avevo avvisato 😛

4. Sottovalutare il bisogno dei mezzi pubblici

Copenhagen non è grande ed è molto piacevole visitarla passeggiando. Tuttavia, spostarsi in autobus può essere comodo, utile e può farvi risparmiare un po’ di tempo e un po’ di stanchezza. Io e A. avevamo sottovalutato questo aspetto, anche perché il simpatico amico di Airbnb affermava di trovarsi “nel giovane e modaiolo quartiere di Nørrebro, a 10 minuti dal centro”.

copenhagen mezzi pubblici

Peccato che Nørrebro sia una zona abbastanza vasta, e che noi ci trovassimo in realtà dalla parte opposta, a circa 30 minuti dal centro. Ok, al mattino la passeggiata ti sveglia anche, ma di sera, dopo aver girato in lungo e in largo, un autobus lo prendi volentieri. Mettici pure che la stramaledettissima Sirenetta è in un posto dimenticato da dio, che lo zoo è dall’altra parte della città, eccetera eccetera…

autobus aeroporto copenhagen

Sarebbe stato meglio prendere un pass da 48 o 72 ore, ma abbiamo calcolato male i tempi e ormai non conveniva più. I singoli biglietti sono abbastanza cari: 24 corone sono circa 3,2 €. Se siete pigri, o semplicemente sapete che potreste stancarvi, premunitevi di pass.

bicicletta copenhagen

L’alternativa è la bici a noleggio o quella del bike sharing, ma a Copenhagen i ciclisti sono talmente tanti, talmente ordinati e talmente veloci che forse vi sentireste un po’ impacciati, soprattutto non conoscendo le strade. Piedi e bus, e passa la paura 🙂

5. Christiania

Che non sono una grande amante dei posti hippie e che delle droghe leggere non me n’è mai fregato niente, ve l’avevo già raccontato nella mia guida alternativa di Amsterdam. Però della leggendaria comunità di Christiania, autoproclamatasi stato indipendente verso la fine degli anni ’70, tutti parlano un gran bene: teatri, laboratori artigiani, addirittura un asilo, sì c’è la marijuana ma in fondo che male c’è (peace & love lo ometto, perché in fondo ho buon cuore).

christiania copenhagen

La verità è che, appena entrati in questo spazio occupato di circa 35 ettari, ci si chiede subito come sia stato possibile creare una simile cloaca a cielo aperto in un quartiere popolar-residenziale molto carino come Christianshavn. Forse un tempo c’erano davvero tutte quelle attività simil-ludico-culturali, ma adesso c’è solo un degrado imbarazzante misto a roba fricchettona.

murales christiania copenhagen

Di decente restano solo i murales colorati, forse ispirati dalle canne. Fino a un certo punto puoi anche fotografarli, poi però quando ti addentri verso Pusher Street (sì, si chiama così), al posto dei gatti colorati e delle fate sui muri spuntano i divieti di foto. Il motivo è presto detto, e il naso lo scopre in anteprima: il “corso principale” è costellato di banchettini che vendono erba, e i “negozianti” non vogliono essere disturbati nella loro attività.

christiania pusher street copenhagen

Ti guardano malissimo, anche solo se tieni il cellulare in mano. Mentre guadagni l’uscita, capisci che l’economia del posto non si basa tanto sulle droghe leggere, quanto piuttosto sul cibo da vendere a chi è in preda alla fame chimica. Tu esci, e dai il cambio a frotte di cinquantenni in crisi di mezza età, tutti stranieri, ringalluzziti all’idea di farsi una canna come quando avevano i capelli. Siparietto triste, dissolvenza, ed è di nuovo civiltà.

Ora che sapete cosa evitare, posso raccontarvi il resto. Alla prossima puntata 🙂