Malta e Gozo, diario di viaggio di un weekend tutto blu

Ingredienti per un weekend a Malta e Gozo: 2 donzelle, una Fiesta a noleggio, 8 tappe, una manciata di freaks locali e sale qb. Servite su un piatto blu.

10' di lettura

Sono andata a Malta d’inverno e mi ritrovo a parlarne ancora in primavera inoltrata. Chi l’avrebbe detto che nel frattempo sarei finita in un frullatore che mi ha tolto parecchio tempo per scrivere e anche solo pensare di scrivere… Però ce l’ho fatta, ed eccomi qua a raccontarvi del diario di viaggio a Malta e Gozo con G.. In effetti, ora che scrivo circondata da montagne e meteo incerto, un po’ di mare blu non guasta.

I weekend con le amiche sono sempre particolarmente divertenti, come l’anno scorso con A., a fare foto a Stoccolma in sentierini sperduti sopra Slussen. A Malta, abbiamo noleggiato una macchina e girato 8 tappe in due giorni, dai centri storici alla campagna, passando per le saline, e incontrando certi soggetti diciamo… particolarmente folkloristici 🙂 Allora si parte, allacciate le cinture! Ah, vi ho già detto che la guida è a sinistra? 😛

Tappa 1: St. Julian’s e Sliema, ovvero prendi l’auto e molla le valigie

C. è venuto a prenderci in aeroporto e ci ha portate a St. Julian’s a recuperare il nostro bolide a noleggio da Chris, un simpaticissimo maltese che parla italiano, accetta anche clienti senza carta di credito, e lavora ogni giorno in un micro-ufficio davanti al mare

noleggiare auto a malta senza carta di credito med sun

Lui è stato sicuramente il primo personaggione incontrato sull’isola. Nella top 3 delle sue frasi indimenticabili abbiamo:

Questa è tutta la cartella della strada di Malta(riferendosi ai cartelli, e indicandoli su un album simile a quelli della scuola guida)

Vediamo benzina… Ah, attenzione, benzina sanza plomba (ok, Chris, la chiederemo così al momento di rifare il pieno 😛 )

Attenzione a posteggio a Malta, fanno multe! Vedi quella macchina lì? Quella è sulla cantonera, non va bene! (cantonera era l’angolo, e per un attimo ho pensato che mi stesse parlando in dialetto siciliano)

Dovevate vederlo poi la domenica mattina, mentre guidava spensierato il suo motorino sul lungomare di una St. Julian’s ancora addormentata. Quel casco modello scodella e quell’aria da chi m’ammazza a mme gli calzavano a pennello. Mito vero.

A bordo della nostra fiammante Fiesta bianca, siamo andate a Sliema, 10 minuti di guida più avanti (e solo perché c’era traffico, altrimenti sarebbero stati 5). È probabilmente il vero cuore dell’accoglienza turistica di Malta, considerando che forse ha più alberghi che case private. Anche noi infatti alloggiavamo lì, a due passi dal traghetto per Valletta, ed è proprio dal ferry che è iniziata la nostra seconda tappa, verso il tramonto.

sliema traghetto per valletta

Tappa 2: Valletta by night, nonostante il summit UE

Sarebbe bello pensare di essere accolti così in un posto nuovo, ma i festoni che addobbavano il centro di Valletta (esiste una periferia a Valletta?) non erano per noi, bensì per i premier europei riuniti in città quel giorno. Fra le transenne e i furgoni della polizia, siamo comunque riuscite a girare su e giù per le stradine, fra vecchie botteghe e palazzi che dimostrano forse più anni di quelli che hanno in realtà.

centro storico valletta di sera

Mentre il sole andava via definitivamente, il rosa dorato del tramonto lasciava il posto al giallo della (poca) illuminazione pubblica. Tra le case rugose e un po’ scrostate, che però in gioventù dovevano essere davvero bellissime, sono sospesi a diverse altezze i cavi che reggono le lampade, alcune ancora potenti, altre molto fioche.

centro storico valletta malta

Il risultato è una specie di presepe, in cui luci e ombre ti suggeriscono di camminare piano, per non disturbare questa strana atmosfera antica e molto affascinante, fatta di facciate di chiese barocche, marciapiedi un po’ sconnessi, rumore di stoviglie messe a tavola per la cena, verande buie che chissà quanta vita domestica potrebbero raccontare, e insegne storiche. Tante insegne storiche, di sarti, gioiellieri, artigiani: il dettaglio che mi è sicuramente piaciuto di più.

insegne botteghe storiche centro valletta

On the road to Gozo, letteralmente

Sveglia presto, e mezz’ora persa intorno a Valletta per colpa dei cartelli inesistenti, per percorrere i 26 km che separano Sliema dal terminal dei traghetti di Cirkewwa, destinazione Gozo. Le strade a Malta sono veramente in pessime condizioni, e spesso ci si imbatte in code e cantieri

strada verso gozo

Mentre ti abitui alla guida a sinistra, e incontri ogni tipo di sgangherato mezzo motorizzato che ovviamente non riesci a superare prima di mille curve, sul lungomare scorre una skyline in cui incombono palazzoni parecchio brutti. Te li immagini d’estate, brulicanti di turisti, e ringrazi di essere venuto a Malta d’inverno.

strada da valletta a gozo

L’ultimo tratto di strada dev’essere stato rifatto di recente (con fondi europei di sicuro, li usano per un sacco di cose). Pensi un po’ di aver raggiunto il nirvana della vacanza invernale: strada finalmente liscia, mare e cielo blu che più blu non si può, sole… E invece, mentre cerchi un po’ di musica, scopri che Radio Maria si prende benissimo anche a Malta. Doh!

da valletta a gozo
Meno male che a quel punto la pancia del traghetto sta per mangiarti e puoi spegnere la radio 😛

imbarco per gozo

La traversata con la Ta’ Pinu dura poco, ma quanto basta per fare amicizia con un golden retriever, ridere delle scritte in maltese così goffe rispetto all’inglese, chiedersi in quanti anni si formi tutta quella ruggine a bordo, e godersi il vento che sa di sale, in mezzo al blu.

traghetto per gozo

traghetto valletta gozo

traghetto verso gozo

Tappa 3: Victoria, ma per i gozitani si chiama ancora Rabat

Pare che i gozitani non la prendano benissimo se li chiami maltesi. In effetti, questa atmosfera un po’ diversa, più “paesana” e orgogliosa di esserlo, si nota appena si approda sull’isola. Se già a Malta molti scorci sono ben lontani dal potersi definire cittadini, a Gozo è proprio il trionfo del ma che ne sanno quelli di città 🙂 Emblematico il signor Ryan, che nella stessa casa ha al piano di sopra la sua abitazione familiare, e in garage la sua officina da gommista.

victoria gozo

Fra case abbastanza sgarrupate e traverse piccole e piene di fossi, che poi scopri essere l’unica strada per raggiungere il paese accanto

victoria rabat gozo centro storico

nel capoluogo Victoria, che i locali ancora chiamano Rabat, ci sono anche dettagli coloratissimi e distributori di benzina un po’ agés che spuntano sui marciapiedi come un misto tra funghi e parcometri.

case a victoria rabat gozo

Ma soprattutto, c’è la bellissima Cittadella, la vecchia città fortificata sorta in una zona abitata fin dal Neolitico. È stata riaperta al pubblico l’anno scorso dopo un lungo restauro, e oggi la si può visitare interamente, dalle mura alle prigioni, dalla cattedrale ai resti romani.

cittadella victoria
cattedrale victoria gozo
rabat cattedrale e prigioni

Sembra un set cinematografico, e la cosa bella è che ci si potrebbe girare un film ambientato nel ‘600 così come uno ambientato nel ‘900. Credo sia il paradosso dei luoghi così antichi: sono composti da talmente tanti strati di storia che diventano come sospesi, in una bolla senza tempo.

cittadella fortificata victoria gozo

A riportarti alla realtà, fra bastioni, cannoni, incisioni sulle mura delle carceri e statue di religiosi un po’ burberi, ci pensa il panorama: una distesa di casette disordinate, con qualche parabola satellitare e ognuna con la sua cisterna d’acqua.

Chissà come dev’essere stato il momento in cui la popolazione ha iniziato a vivere di nuovo fuori dal Kastell senza temere attacchi e aggressioni: oggi sembra così normale. Ditelo però anche al custode della Cittadella: lui ancora vive lì dentro, e stende al sole le sue mutande e i suoi calzini appena lavati. Saranno patrimonio UNESCO anche quelli?

panorama dalla cittadella di gozo

bastione nord cittadella gozo

 

Tappa 4: l’Azure Window, finché c’era

Rifocillate con dei pastizzi e una meravigliosa cheesecake alle fragole (fragole vere, locali, e buonissime), ci siamo rimesse in macchina verso l’Azure Window, esattamente con questo mood:

L’Azure Window era uno dei luoghi più famosi di tutta Malta: un arco naturale a strapiombo sul mare, sulla costa nord di Gozo, circondato da un suggestivo paesaggio lunare. Per raggiungerlo, bisognava passare su queste rocce biancastre smangiucchiate dall’acqua salata e dal vento

dwejira paesaggio lunare

Era difficile fotografarlo senza inquadrare anche i turisti: erano pochi rispetto all’estate, ma c’erano, portati al pascolo in tour organizzati. Questa è, di tutte quelle che ho scattato, la foto in cui si vede meglio e senza interferenze umane

azure wundow malta gozo

Avrete notato che ne ho parlato al passato. Io e G. ci siamo rimaste molto male nel sapere che, appena un mese dopo il nostro weekend a Malta e Gozo, l’Azure Window è crollata, definitivamente spazzata via dal mare che l’aveva creata. È il ricordo più bello della vacanza: essere salita fin lassù (rischiando anche una multa, come tutti gli altri che erano con noi), mentre il vento forte aumentava la mia sensazione di instabilità dovuta alle vertigini.

Ce l’ho fatta ad arrivare alla punta estrema, e avere solo mare intorno a me: mi sento un po’ come se l’Azure Window mi avesse concesso questo ultimo favore, prima di accasciarsi stanca e cedere ai continui dispetti del mare. Grazie 🙂

vista dall'azure window

Tappa 5: le saline e la tentazione di fare il bagno

Dall’Azure Window a Xwejni Bay, alla ricerca di queste saline che sembravano praticamente irraggiungibili. Le strade scassate di Gozo qui hanno raggiunto l’apice: deviazioni, niente asfalto, pareti di fichi d’india che invadevano la carreggiata già strettissima, discese infinite che ci sarà qualcosa alla fine o resteremo bloccate? Eppure, tappa raggiunta anche stavolta 🙂

saline gozo

Lungo questa piccola baia si produce sale marino dai tempi dei romani, e ancora oggi ci sono tre famiglie che continuano a farlo, più che altro per il proprio fabbisogno e per rivenderne una parte ai turisti. Camminare lungo queste vasche verde acqua, così ordinate pur nella loro irregolarità, mette una serenità incredibile. Sembrano fazzoletti di calma trasparente.

Giusto dall’altra parte della strada, dentro a rocce levigate dall’aria salmastra, il sale viene stoccato al riparo dall’umidità. Qui abbiamo incontrato un altro dei personaggi più belli della vacanza: l’omino del sale. Stava seduto sul muretto con i suoi pacchetti di sale grosso fatti di iuta, abbronzato a tal punto da sembrare sicuramente più vecchio della sua età reale (anche lui, come le case di Valletta 🙂 ).

conserve di sale malta gozo

Lui era lì per venderlo, e noi eravamo lì per comprarlo. Sebbene fossimo esattamente le persone che aspettava, non ci avrebbe venduto niente senza prima spiegarci che il nonno di sua moglie aveva creato quel bunker per il sale 300 anni prima (sì, certo 😛 ), e senza prima farci assaggiare il sale direttamente dal mega blocco che lì dentro stava riposando.

Ci siamo avvicinate a questa montagna bianca, sporca e sbrilluccicosa e abbiamo allungato una mano per prenderne qualche granello. Una sensazione che mi ha riportato a quando ero piccola e assaggiavo l’acqua del mare: era salata da fare schifo, ma era forte 🙂

Mentre eravamo lì con l’omino, c’era pure qualcuno che già faceva il bagno a febbraio, e se non avessi avuto una mezza influenza addosso (ah, la vecchiaia 🙁 ), l’avrei fatto anche io.

Tappa 6: Mdina, la vecchia capitale

Tornate sull’isola di Malta, ci aspettava Mdina, la vecchia capitale situata nell’entroterra. Ovviamente ci siamo perse nella campagna, e la Fiesta ha dato il meglio di sé anche su strade ripide adatte più ai muli che alle auto. Proprio nel Wyoming maltese, con nulla ma proprio nulla intorno a noi, una gentile signora che portava a spasso il suo jack russell e parlava poco l’inglese, ci ha rimesse sulla retta via. Aveva quella faccia che inequivocabilmente diceva ma come avete fatto a finire qui e cosa ci andate a fare a Mdina, ma è stata davvero gentile.

mdina gozo

Mdina è un mix molto piacevole di mura arabe e palazzi nobiliari tipici dell’ex Regno delle due Sicilie. Ancora oggi è abitata, ma non abbiamo avuto l’onore di vederla “attiva”: siamo arrivate verso le 5 del pomeriggio e quasi tutto era giù chiuso.

gozo mdina

Era deserta, ma davvero un gioiello. Fra le stradine vuote c’era giusto qualche bambino che giocava a pallone, e il suono del rimbalzo della palla rimbombava ancora di più intorno. Non facevi in tempo a pensare di bucarglielo quel pallone, che già ti viravi di nuovo al buonumore grazie alle finestre e alle porte colorate del borgo medievale. E poi la vista, e il tramonto, con Valletta in lontananza. Per stavolta il pallone è salvo, dai 😛

panorama da mdina gozo

Tappa 7: Paceville, perché i tamarri da qualche parte dovranno pure sfogarsi

A Paceville dedicherò poco spazio, perché ne merita poco, ma lo merita comunque. Qui si trovano tutte le discoteche e i localacci di Malta, presi d’assalto dai peggio tamarri autoctoni d’inverno e pure da quelli stranieri nel resto dell’anno. Perché parlarne allora? Per il contrasto fra la meraviglia naturale dell’Azure Window o quella artificiale delle casette di Valletta, e questa improponibile meta di sedicenti gentlemen finto-ricchi.

paceville

Qui abbiamo scoperto che a Malta puoi anche possedere un’auto a patto di usarla solo nel weekend (o qualcosa del genere), e spesso si tratta di costose fuoriserie, che diventano un po’ meno costose perché, ad esempio, l’assicurazione la paghi solo per un numero ridotto di giorni all’anno. Serve aggiungere che questi Abramovich-wannabe facevano i fighi con queste macchine e subito dopo venivano fermati dalla pattuglia della polizia? Ma gentlemen de che, esattamente?

Tappa 8: Marsaxlokk, ombelico del mondo dei pescatori

Prendete un borgo marinaro a sud-est di Malta, e metteteci un mercato ogni domenica. In più, immancabili come il prezzemolo, sole caldo, mare blu, cielo azzurro e un venticello che non guasta mai. Marsaxlokk un posto che mette allegria, ed è sicuramente un altro di quei posti in cui tutti gli abitanti sentono di vivere nell’ombelico del mondo.

commercianti marsaxlokk

In un certo senso, hanno ragione. Le loro facce, le loro mani, i loro gesti, i prodotti che vendono, il modo in cui parlano, il modo in cui ridono: fanno parte di una comunità che è così da sempre e chissà per quanto lo sarà ancora (almeno, nei loro pensieri), perché dovrebbero pensare che quello non sia tutto il mondo?

Qua le uova si comprano ancora nel cartone da 24, e nei ristoranti il pesce servito dalla proprietaria, insieme alle sue sorelle, è stato pescato dal marito. In città sarebbe impossibile, e loro ne vanno fieri.

casette colorate marsaxlokk malta

I banchi del mercato strabordano di pesce, frutta, dolci e altri prodotti locali

banco del pesce marsaxlokk

mercato del pesce marsaxlokk

marsaxlokk mercato

mercato marsaxlokk

Fra una bancarella e l’altra, ci si può intrufolare fino ai pontili, per guardare da vicino tutte le barchette colorate che dondolano sull’acqua. barche pescatori marsaxlokk
In piazzetta, ci si riunisce per un caffè e per lo struscio domenicale all’uscita dalla messa. Tutti si conoscono, tutti si salutano, tutti si fermano a parlare, tutti verosimilmente spettegolano di quello che hanno appena salutato, e tutti (o quasi) indossano il vestito buono. Ma come, tu non eri quella che non avrebbe scambiato la città per niente al mondo e che odia queste “cose di paese”?

marsaxlokk casette colorate

Sì, e lo sono ancora, ma guardare queste dinamiche dall’esterno è ipnotico, ed estremamente divertente. Non tanto per sfottò, quasi piuttosto per un affetto per le debolezze umane che sorprende me per prima. Viaggiare mi piace anche per questo: posso osservare senza necessariamente lasciarmi coinvolgere, e a volte entro più in sintonia con gli altri così che non in altri modi più diretti.

La vivace Marsaxlokk è stato anche il posto in cui abbiamo incontrato gli ultimi due personaggi del nostro diario di viaggio a Malta e Gozo. Il primo era il signor Rizzu, ex pescatore che ha aperto un ristorante a gestione familiare 30 anni fa.

I suoi ravioloni di pesce erano squisiti, ma la cosa più bella del suo locale era l’atmosfera à la Grasso Grosso Matrimonio Greco: lui, colonna della famiglia, segue tutto dall’alto del suo panzone ma sono le figlie a portare davvero avanti la baracca. La più giovane, addetta alle bevande, era proprio come la protagonista del film: un giorno si fidanzerà con il suo Ian Miller, e il padre troverà una teoria perfetta per credere che in realtà sia maltese doc anche lui 🙂
personaggi strani marsaxlokk

Il secondo lo abbiamo beccato mentre aspettavamo invano l’autobus per l’aeroporto. Alla fermata c’era una signora a cui abbiamo chiesto se ne sapesse qualcosa, e all’improvviso dietro di noi si materializza sto tizio con una berlina nera anni ’90 che si offre di accompagnarci per 10 euro.

Molto diffidenti, capiamo che comunque era la nostra unica chance per non perdere l’aereo. Mentre il suo arbre magique tarocco ciondolava violentemente per la strada sconnessa, lui biascicava frasi sul boom del turismo a Malta, sull’inefficienza del trasporto pubblico locale, e sul fatto che a Malta il vero problema è il traffico:

“The streets are very stretti, very stretti”

“Here is plenty macchini, plenty traffico”

Somigliava a Buddy Valastro, il boss delle torte. Ci ha mollate in aeroporto senza intoppi, ed è scappato a recuperare qualche altro turista a Marsaxlokk. Oppure a farsi lavare la sudatissima camicia scura da sua madre, che probabilmente era stanca di stare ancora lì alla fermata dell’autobus a fargli da spalla 😛