Pejo 3000: la funivia in Val di Sole che tutti i cittadini dovrebbero prendere

Perché provare la funivia Pejo 3000? Perché se sei di città e la montagna non fa per te, non puoi non restare senza fiato davanti al panorama da 3000 mt.

15' di lettura

Prendi una persona cresciuta in città, abituata al mare (non è che sono una fanatica dell’abbronzatura, è che sono nata a Palermo), pigra e con un tantinello, ma proprio un tantinello, di vertigini. Dove la porti per concludere un bellissimo weekend in Trentino Alto Adige? A 3000 metri di altezza, in Val di Sole, con la funivia Pejo 3000.

funivia pejo 3000 val di sole trentino

In funivia a 3000 metri??

Esattamente. Ci sono almeno 3 buoni motivi per cui tutti i cittadini come me, non tanto avvezzi alla montagna, dovrebbero partire da esperienze come queste per iniziare.

Motivo n°1. Sarà forse troppo pragmatico, ma è un vantaggio enorme: potreste salire in cima anche a piedi, con qualche ora di cammino in pendenza e facendo fatica. In 5 minuti (poco più di dieci se si conta pure il primo tratto per arrivare a 2000 metri) siete su, freschi freschi.

Motivo n°2. Un giro in funivia è divertente. Sarà che ho una particolare predilezione per questi impianti (e i loro cugini più strani, come la monorotaia di Wuppertal), però è proprio una figata. Sì, anche se soffri di vertigini.

Motivo n°3. Il panorama che si vede una volta in cima.

pejo 3000 funivia val di sole trentino panorama in quota

Sì, ma questa non è vera montagna…

So benissimo che i veri appassionati della montagna sono inorriditi al motivo n°1. Prendere una funivia anziché andare a piedi per alcuni suona come un sacrilegio. Capisco, ma io parto da un background molto diverso: non ricordo tutti i nomi delle cime che si vedono da lassù, non avrei saputo come vestirmi per ripararmi dal freddo se non avessi chiesto a chi se ne intende, e quel sentiero a piedi non l’avrei mai percorso.

Sono dei motivi validi per perdermi l’esperienza? No 😛

La bellezza di quelle cime ha colpito anche me, che vado in estasi per le architetture urbane. E sì, per me è stata montagna anche questa, perché nel mio infinitesimo, microscopico piccolo, ho sfidato i miei limiti e raggiunto la cima. I miei limiti si chiamano vertigini, e la cima era il vecchio rifugio Mantova sul Vioz.

Cosa si vede appena si “sbarca” da Pejo 3000?

cosa si vede da pejo 3000

Siccome sapevo che non l’avrei ricordato, l’ho fotografato 🙂 Il gruppo montuoso su cui vi trovate una volta scesi dalla funivia è quello dell’Ortles-Cevedale, mentre davanti a voi ci sono l’Adamello, la Presanella, le Dolomiti del Brenta e la Marmolada.

pejo 3000 panorama

Come si arriva a Pejo 3000 e quanto costa?

Qualche dettaglio logistico. La funivia è accessibile da Pejo Fonti: da lì si prende il primo tratto che porta fino a 2000 metri, in località Tarlenta. Salite su questi ovetti da 4/5 persone e dopo circa 7 minuti vi ritrovate all’imbarco della Pejo 3000. Da Tarlenta, si va su in 5 minuti a bordo di cabine molto più grandi.

pejo 3000 tarlenta

Il biglietto a/r costa 20 euro, ma so che ci sono diverse opzioni per dei pass stagionali, sia estivi che invernali. Già, perché qui d’inverno si scia: si va su con l’attrezzatura e si scende fino a valle sciando per circa 8 km.

Le corse partono ogni 20 minuti (almeno in estate), e si fermano per la pausa pranzo, dalle 12.30 alle 14. Se volete approfittarne, potete tornare giù solo fino a Tarlenta e aspettare che il secondo tratto riapra davanti a un bel piatto di pizzoccheri del rifugio Scoiattolo, lì a pochi metri dall’impianto (l’altro piatto nella foto è strudel 😛 ).

pizzoccheri rifugio scoiattolo

Il percorso verso 3000 metri

Ovvero, la mia sfida con le vertigini. Ho fatto un video all’andata e uno al ritorno, entrambi solo per il tratto Tarlenta-ex rifugio Mantova. Chi era con me deve ricordarsi un episodio parecchio divertente, e in effetti sarò stata davvero ridicola, ma sono molto contenta di esserci riuscita.

Mi sono guadagnata un posto latofinestrino, ma siccome le cabine sono tutte circondate da vetri, io ho scelto sempre il punto di vista rivolto all’arrivo. Con una mano reggevo il cellulare (scusate il tremolio), con l’altra mi aggrappavo al corrimano. Credo di averci lasciato l’impronta da quanto lo tenevo stretto…

Mentre mi stupivo di essere sopravvissuta all’andata, mi stupivo ancora di più di essere in grado — pur fra qualche lamento a denti stretti — di camminare sulla passerella con la grata da cui ho fatto la maggior parte delle foto alle cime, e di essere riuscita ad avvicinarmi abbastanza al “vuoto” (per me era questo) da fotografare questo ometto di pietra

ometto pejo 3000

Allora ho deciso di completare l’opera, e anziché rannicchiarmi al centro della cabina per la discesa, mi sono di nuovo messa in prima fila. Nel video mi sentirete dire cose idiote dettate dall’ansia del momento: avevo pensato di rimuovere l’audio, ma rivedendolo mi sono divertita e quindi lo lascio così 🙂 Quindi, perdonate le scemenze, le lodi immeritate espresse per Justin Timberlake e il fastidioso riflesso della mia maglietta del Fotografiska di Stoccolma, e godetevi la vista!

Ripensandoci dopo qualche settimana, mi sono rimasti solo ricordi positivi e lo rifarei senz’altro. Il paesaggio sono riuscita a guardarlo davvero, in cima la vista era mozzafiato e ci siamo divertiti un sacco a fare fotografie. E poi, la soddisfazione di avercela fatta, di aver conquistato la cima della mia montagna: quella è la cosa più bella.