Vale la pena andare a Copenhagen una seconda volta?

Vale la pena andare a Copenhagen. Anche tornarci una seconda volta? Sì, soprattutto se ti è rimasto ancora qualcosa da fare, a cui non avevi pensato prima.

- Tag: , , ,
10' di lettura

Sì, avete letto bene. Non mi sono chiesta semplicemente Vale la pena andare a Copenhagen, bensì se valga la pena tornarci. A me è successo per caso, a distanza di un paio di mesi: il primo viaggio era un regalo per me, il secondo un regalo che ho fatto io a mio fratello. Magari a voi invece può succedere di avere tantissima voglia di staccare la spina per un weekend, e trovare voli low cost solo per la capitale danese: ci vado o non ci vado, ci torno o non ci torno, questo è il problema 🙂

La risposta secondo me è sì, per diversi motivi. Il primo è che è una città carina (per dire, a Barcellona o ad Atene difficilmente farei il bis), e la sua atmosfera hygge è sempre molto piacevole. Il secondo è che probabilmente vi capiterà di tornarci in un momento dell’anno diverso, e cercare di capire se una città vi piace anche quando fa più freddo e piove (o quando ci sono solo poche ore di luce al giorno, vista la latitudine) è interessante e svela tanti particolari nuovi.

vale la pena tornare a copenhagen norrebro

Il terzo, vero, motivo è che probabilmente non avete visto tutto la scorsa volta. Ve ne ho già parlato, ma eccovi il ripasso se volete rinfrescarvi la memoria su tutte le cose che si possono fare a Copenhagen in 48 ore 🙂 Stavolta vi racconto di quello che inizialmente avevo escluso, per mancanza di tempo o superficiale snobismo. Meno male che ci sono tornata, perché mi ero sbagliata 🙂

Due ore dentro il Lego Store

Questo ovviamente rientrava nel caso “mancanza di tempo”, perché io lì dentro ci vivrei. A voler essere più precisi, rientrava nel caso ok, posso entrarci ma facciamo non più di 30 minuti che altrimenti A. mi stacca la testa (a onor del vero le avevo anche affidato la missione impossibile di non farmi spendere soldi, quindi non potevamo rimanerci molto) 😛

lego store copenhagen

Tornata a Copenhagen con mio fratello, anche lui cultore della materia, non c’era più nessun limite se non quello finanziario 😀 Complice anche il diluvio che non ci ha mollati un attimo durante tutto il weekend, siamo entrati al Lego Store per ripararci dalla pioggia e ne siamo usciti due ore dopo.

copenhagen lego store

Secondo me era anche poco per ammirare il dragone di mattoncini all’ingresso, farsi le foto con il mega omino Lego in bici, continuare a guardare basiti la nuova versione del Millennium Falcon da 800 euro, mettersi a costruire sé stessi, il fidanzato e le colleghe in formato minifigures 😀

Fabbrica della Carlsberg, ovvero dott. Hansen santo subito

La Danimarca è la patria della Carlsberg, una delle più famose birre industriali del mondo, che con poca modestia ha conquistato la nostra testa con lo slogan probably the best beer in the world. A Copenhagen si può visitare l’ex fabbrica, e questa sì, l’avevo snobbata pensando che fosse super noiosa e turistica come quella della Heineken ad Amsterdam.

fabbrica carlsberg copenhagen collezione bottiglie

Mi sono piacevolmente ricreduta (e infatti non l’ho inserita tra le cose da non fare e non vedere a Copenhagen), per 3 motivi. Il primo è la collezione di bottiglie di birra entrata nel Guinness dei primati, che si incontra all’inizio del percorso. Ci trovi dentro qualsiasi birra, ed è carino vedere sia la Moretti di 20 anni fa, che la Lapin Kulta che bevevi a Helsinki quando avevi 16 anni, in barba al divieto di vendita di alcolici ai minorenni.

Il secondo è la storia dell’azienda Carlsberg: com’è nata, come si è sviluppata, come ha invaso il mondo partendo da un Paese piccolo piccolo, come si è adattata nelle nazioni in cui è approdata, com’è cambiata la sua comunicazione nel corso degli anni. Lo sapevate, ad esempio, che durante la guerra la pubblicità della birra puntava sulle sue proprietà nutritive, in un periodo in cui alimentarsi era molto difficile? E che Carlsberg era l’unica bevanda alcolica disponibile nel villaggio olimpico di Roma 1960?

fabbrica carlsberg copenhagen

Il terzo è la scoperta che in realtà è proprio a Carlsberg che dobbiamo la facilità con cui beviamo una birretta dopo il lavoro, o durante una partita dei Mondiali, o a una festa. O meglio, al dottor Emil Hansen, capo del laboratorio di ricerca dell’azienda a fine ‘800: a quest’uomo dobbiamo l’isolamento del lievito Saccharomyces carlsbergensis, quello che permette la bassa fermentazione della vostra lager.

In poche parole: prima di Hansen, si produceva un sacco di birra e altrettanta se ne doveva gettare via perché si deteriorava durante il trasporto e lo stoccaggio. La colpa era della convivenza di troppi batteri, non tutti adatti alla fermentazione corretta della birra. Nei laboratori della Carlsberg è stato selezionato l’unico lievito che consente alla birra di fermentare bene e non inacidire.

Ancora oggi è quello che tutta l’industria birraia usa, ed è grazie a questo che la lager è il tipo di birra più bevuta al mondo in assoluto, perché produrla è diventato più economico e più sicuro. La prossima volta che stappate una bottiglia o aprite una lattina a casa, per rinfrancare corpo e spirito, fatelo quindi alla salute di Hansen (che, tra l’altro, non ha mai voluto brevettare il suo lievito).

Se non ce la fate ad aspettare, perché la gratitudine verso Hansen è davvero tanta, alla fine del tour, durante la degustazione potrete assaggiare la Carlsberg 1883, la birra prodotta utilizzando ancora il primo ceppo originario di Saccharomyces carlsbergensis, un po’ come si fa con il lievito madre per il pane 🙂

Giro in barca sui canali

Che figata! Che F I G A T A. Anche il tour dei canali di Copenhagen, la prima volta non mi ispirava granché, forse anche per l’alto numero di giapponesi in fila sui moli per l’imbarco. Voi direte: non lo hai fatto a giugno, col sole e il cielo azzurro, e lo fai a settembre col vento freddo, il cielo grigio e la pioggia?

Sì, e mi è pure piaciuto un sacco. Azzardo: penso che mi sarebbe piaciuto di meno col meteo favorevole. Un po’ perché, come in tutte le situazioni un po’ sfigate, alla fine ci si diverte. Un po’ perché oggettivamente il maltempo ha dato un certo non so che al panorama intorno a noi.

Scena: piove dalla mattina. Noi arriviamo al molo per l’ultimo giro disponibile. Dopo un’intera giornata in cui abbiamo visto intrepide barche coperte solcare le acque agitate dei canali di Copenhagen, per noi arriva quella scoperta. Ci annunciano un cambio imbarcazione alla prossima fermata: niente tetto però, solo dei brutti ma funzionali poncho di plastica, prontamente utilizzati per foderare i sedili.

Sciarpa arrotolata in faccia modello terrorista, giubbotto chiuso che al confronto le sigillature in silicone sono Vinavil, ombrello aperto sulla testa sperando che il vento non lo rivolti come un calzino, cellulare in mano per le foto sperando che in tutto questo casino tu riesca a non farlo cadere in acqua. Si parte! 🙂

nyhavn tour dei canali copenhagen

Da Ved Stranden si va verso Nyhavn, poi si esce in “mare aperto” passando nel canale più grande, si arriva fino alla Sirenetta (che vista dall’acqua fa ancora più schifo) e si torna indietro passando dal canale di Christianshavn, per chiudere il cerchio di nuovo a Ved Stranden.

tour dei canali copenhagen nyhavn

Quello che mi è piaciuto di più, oltre alla prospettiva insolita e sempre oscillante, era la luce, e il modo in cui faceva risaltare le facciate colorate dei palazzi più antichi, o acciaio e vetri in quelli più nuovi, come l’Opera, la sede della Maersk o il Diamante Nero della Biblioteca Reale. Lascio parlare le foto (perdonate se sono un po’ mosse, ma considero un successo che il cellulare alla fine mi sia rimasto tra le mani 😛 ).

tour canali copenhagen teatro prosa nyhavn

teatro dell'opera copenhagen

maersk copenhagen
marmorkirken copenhagen
biblioteca reale vista dal tour dei canali copenhagen

Papirøen

Qui potete venire per rifocillarvi senza per forza dover aprire un mutuo (Dove mangiare bene a Copenhagen senza doverci lasciare un rene è l’approfondimento che fa per voi), o semplicemente per godervi l’atmosfera giovane e vivace fatta di negozietti vintage, container recuperati, musica, biciclette e giovani.

copenhagen papiroen

A proposito di bici, se decidete di girare in città su due ruote, per arrivare all’ex isola della carta (Papirøen, appunto) attraverserete l’Inderhavnsbroen, l’ultimo ponte costruito in città qualche anno fa. Linea moderna e funzionale, cemento e vetro colorato, e uno sfrecciare di biciclette che neanche al Tour de France. Ideale per gli amanti delle reflex e delle foto urbane 🙂

Repetita iuvant, a volte anche nei viaggi. A Copenhagen di sicuro 🙂

Un commento per “Vale la pena andare a Copenhagen una seconda volta?

Comments are closed.