Consigli per visitare Palermo: la cosa più difficile che abbia mai scritto

Ovvero, come rispondere quando ti chiedono dei consigli per visitare Palermo perché è la tua città, ma proprio per questo l’impresa è ardua. Proviamoci.

- Tag: , ,
11' di lettura

La mia collega B. è solo l’ultima in ordine di tempo che mi abbia chiesto dei consigli per visitare Palermo. È normale: conosci qualcuno del posto, gli chiedi due dritte. L’ho fatto anche io mille volte.

Eppure, rispondere è inaspettatamente difficile, per diversi motivi. Il primo è che non ci vivo più da otto anni: tante cose possono essere cambiate, dalla viabilità alla qualità di locali e ristoranti.

Il secondo è che Palermo è una città che non fa niente per farsi amare, né dai suoi abitanti né da chi viene da fuori: ci sono momenti, e luoghi, e atteggiamenti che è impossibile non odiare. Gli stessi, incredibilmente, ti stregano: non succede però a tutti, e tu come fai a sapere se quel collega/amico/conoscente sia o meno uno di quelli che resteranno stregati e non uno di quelli che la odieranno per sempre? Oddio, se sei palermitano un po’ lo fiuti, ma non si può mai dire con certezza.

consigli per vedere palermo

Il terzo motivo, il più forte, è che la tua città non la racconti mai come racconti i mille altri posti che hai visitato. Ci sono i tuoi luoghi del cuore, i tuoi ricordi, le cose che piacciono o non piacciono a te, il tuo modo di viverla e di interpretarla, la tua conoscenza del posto, dei suoi difetti, dei suoi pregi, delle cose belle e di quelle che a Palermo chiamiamo — in modo intraducibile — camurrìe.

Cos’è una camurrìa? Ad esempio, girare mezz’ora intorno all’isolato per trovare parcheggio (posteggio, a Palermo si chiama solo posteggio), aspettare un autobus che non passa mai, trovare chiuso un museo dopo che l’hai cercato perdendoti nei vicoletti in centro, avere a che fare con un oste logorroico che vuole per forza farti mangiare fino a scoppiare. Poi, manco a dirlo, ognuno identifica come camurrìa ciò che lo irrita di più, e pure il fatto che camurrìa sia intraducibile è esso stesso una camurrìa 🙂

Ci provo lo stesso. Provo a elencare le cose da fare e vedere assolutamente a Palermo, secondo me. È strano sentirsi bipolari: so già che sarà una lista incompleta, ma del resto in 2 o 3 giorni non si potrebbe far tutto; sento che foto e parole non potranno mai rendere l’idea, ma in fondo la mia esperienza sarà comunque sempre diversa dalla vostra. La verità è che la odio e la amo Palermo, e confrontarsi con questa lotta nero su bianco è più complicato di quanto pensassi.

Consigli pratici e logistici per visitare Palermo

Partiamo dalle cose utili. Indossate scarpe comode ed evitate i tacchi: i marciapiedi sono spesso dissestati, e le balàte (i pietroni) della pavimentazione del centro storico possono essere scivolose.

balate della vucciria palermo

Non fate affidamento sui mezzi pubblici. A parte la leggendaria linea 101, che collega la stazione centrale allo stadio tracciando una linea abbastanza retta in mezzo alla città, il resto non è puntuale né capillare. C’era un passante ferroviario non male, ma attualmente sono in corso i lavori per il raddoppio del binario ed è inutilizzabile (collegava l’aeroporto al centro, e sogno ancora il momento di poterlo usare di nuovo). C’è il nuovissimo tram, ma non è molto utile per i percorsi turistici. Unica eccezione: la linea 806 che porta a Mondello, ma controllate gli orari, specie se andate d’inverno.

mezzi pubblici tram a palermo

C’è un nuovo bike sharing, ma è pensato per i residenti e non per i turisti. In centro conviene spostarsi a piedi: non noleggiate una macchina se il vostro ideale di guida è quello della tranquilla provincia brianzola.

Lo street food è davvero street food, e a Palermo si mangiava in strada molto prima che diventasse la nuova moda della ristorazione italiana. Questo vuol dire che non sempre ha un aspetto pulito e raccomandabile, ma nella maggior parte dei casi è delizioso. Se io non fossi cresciuta così, difficilmente a Kyoto avrei mangiato cose mai viste nei baracchini dei templi shintoisti, e mi sarei persa degli ottimi sapori.

palermo street food vucciria

Sappiate che ci sono contrasti forti. Colori, odori, sapori, vie eleganti che si intrecciano con vie scalcinate, monumenti bellissimi e palazzi accartocciati su sé stessi, esterni deludenti e interni preziosi (o viceversa), facce affascinanti e altre tagliate, cioè nient’affatto rassicuranti.

palermo centro

Se andate in inverno, può far più freddo di quanto pensiate. Se andate in estate, dovrete uscire dalla città per riuscire a fare il bagno al mare. C’è vento: a Punta Raisi, quando atterrate e decollate (moltissimo), quando d’inverno soffia il maestrale che fa entrare l’umidità nelle ossa, e quando d’estate lo scirocco asciuga i panni stesi e grondanti d’acqua in 5 minuti.

I palermitani sono molto ospitali, ma vanitosi e testardi. Tutti, anche quelli che non sono colti, sono intellettuali e tutti, anche quelli brutti, tengono in gran conto l’estetica. Crediamo che si vinca sempre con la testa, e che prima la strada verso la vittoria debba essere resa bella, altrimenti non la attraverserà nessuno. Siamo egoisti, diffidenti e individualisti, perché raramente applichiamo tutto questo nella sfera collettiva, ma sappiamo condividere e non abbiamo paura della diversità, come tutti i popoli di mare.

Che siamo dei gran chiacchieroni l’avrete intuito 🙂 giuro che adesso vi do anche le dritte che aspettate.

Il centro storico

Nonostante sia imperniato su due rette perpendicolari antichissime, via Maqueda (est-ovest) e il Càssaro, ovvero corso Vittorio Emanuele (nord-sud), il centro storico è un dedalo di viuzze sbilenche e attorcigliate. Da qui sono passati tutti: fenici, romani, arabi, francesi, spagnoli, ognuno ha lasciato il suo pezzo di sviluppo urbanistico e i vari strati della storia ancora fanno a gomitate.

palermo centro via maqueda

Non c’è una direzione migliore per visitarlo: girate e basta. Ci troverete la Cattedrale, gioiello ricamato e imponente (mi piace pensare che le mie due città, Palermo e Milano, abbiano in comune queste chiese così diverse dal solito e così identitarie), più bello fuori che dentro. La sera potete anche salire sui tetti, è stupendo.

cosa vedere a palermo cattedrale

Piazza Pretoria, anche detta piazza della Vergogna per le statue nude che circondano la fontana e se ne fregano sia degli studenti della facoltà di Giurisprudenza lì di fronte, sia del sindaco nel Municipio lì accanto.

cosa vedere a palermo piazza pretoria

Piazza San Domenico, estuario barocco e solenne rimasto a presidiare la Vuccirìa, oggi purtroppo smunta e debole. Me lo ricordo, da piccola, quando mio nonno portava qui i suoi amici di Padova a comprare olive, pomodori secchi, spezie e mi portavano sulle spalle o per mano. Era davvero come il quadro di Guttuso, e davvero si pensava che avrebbe avuto vita eterna perché le sue balàte, sempre bagnate dall’acqua delle pescherie, non si sarebbero asciugate mai.

cosa vedere a palermo piazza san domenico

Piazza San Francesco, con la sua elegante chiesa romanica che sbuca all’improvviso in una via strettissima.

cosa vedere a palermo chiesa di san francesco

I Quattro Canti, incrocio monumentale tra il Cassàro e via Maqueda (si legge machéda, alla spagnola) che, in quanto incrocio, potrebbe passare inosservato e invece ha uno stranissimo magnetismo che ti lascia sempre col naso all’insù.

cosa vedere a palermo i quattro canti

I musei, uno in particolare

Anche questi sono in centro: il Museo Archeologico Salinas, la Galleria d’Arte Moderna, ma soprattutto Palazzo Abatellis. Si trova all’interno di un palazzo della borghesia siciliana del ‘400, e già l’edificio da solo meriterebbe il vostro tempo. L’allestimento fu curato negli anni ’50 da Carlo Scarpa, e ancora oggi la sua modernità colpisce.

cosa vedere a palermo palazzo abatellis

Qui troverete quasi solo opere siciliane dal tardo Medioevo al Rinascimento, e non potrete non rimanere folgorati da due capolavori assoluti: il Trionfo della Morte e l’Annunciata di Antonello da Messina.

Lui grandissimo e lei piccolissima. Lui fragile e sensibile all’umidità, si lascia guardare in ogni minimo dettaglio; lei protetta da una teca, ti guarda dritto negli occhi e non riesci a sottrarti al suo sguardo.

cosa vedere a palermo palazzo abatellis trionfo della morte

Questo è un mio luogo del cuore, perché l’ho studiato e ho avuto l’onore di raccontarlo a tanti visitatori, sala dopo sala. Spero davvero che vi piaccia almeno un decimo di quanto piace a me, è un tesoro nascosto che non ha niente da invidiare a tanti musei più famosi 🙂

La Palermo arabo-normanna

Anche qui restiamo in centro, ma può aver senso provare a costruirsi un itinerario ad hoc. Due posti su tutti non possono mancare: la Cappella Palatina, dentro Palazzo d’Orleans, sede del Parlamento regionale, e la chiesa della Martorana. Penso che qui si capisca perché ci piacciono così tanto i ripieni: involucri tutto sommato sobri, funzionali o minimalisti, racchiudono un tripudio di decorazioni che lascerebbero a bocca aperta chiunque.

cosa vedere a palermo cappella palatina

Qui si vede anche la concezione del tempo palermitana, perennemente dilatata, l’unica possibile per ricoprire intere pareti di mosaici. È una delle cose rispetto alle quali mi sono sempre sentita fuori posto, o meglio, fuori sync, mentre tutti intorno tampasiàvano, andavano piano. Eppure, quando sei al cospetto dei mosaici, in effetti ti fermi anche tu.

Il mercato del Capo

È il più vivace dei mercati storici, ed è ancora quello in cui si può apprezzare il modo in cui ogni commerciante allestisce i suoi banchi come se fossero una scenografia teatrale, quello in cui ci si diverte a decifrare i prezzi urlati di frutta e verdura, quello in cui si possono comprare le arance più succose e profumate che abbiate mai mangiato, o un po’ di scàccio, la frutta secca da passeggio.

Se da un lato è più rigoglioso della Vucciria, dall’altro è anche molto più sicuro di Ballarò, che ho bazzicato molto durante l’università senza mai serbarne un buon ricordo. Come in tutti i mercati del mondo (tranne quelli scandinavi), però, non distraetevi troppo.

Arancione come arancina #palermo #sicilia 🇮🇹

A post shared by Pietro&Andrea (@aepsicily) on

Anche questo è un luogo del cuore, perché qui per 3 mesi, mille anni fa, recapitavo la posta. Non c’era bar che non mi offrisse il caffè, panificio che non mi regalasse una ciambella, fruttivendolo che non mi facesse assaggiare le pesche bianche. Avevo la sensazione che fosse un’umanità antica, con le mani callose per il lavoro di una vita e la battuta sempre pronta. Forse è anche per questo contatto ravvicinato e quotidiano che i mercati mi piacciono così tanto, ovunque vada in giro per il mondo.

Il Teatro Massimo

È il terzo teatro più grande d’Europa dopo l’Opera di Parigi e quella di Vienna. Anche se non c’è mai entrato, un palermitano si consolerà sempre pensando alla facciata del Teatro Massimo quando quella della blasonatissima Scala di Milano lo avrà deluso.

cosa vedere a palermo teatro massimo

Vent’anni fa esatti fu restituito alla città dopo che, nel 1974, un cantiere lo avvolse nelle sue impalcature riducendolo quasi ridotto in rovina. Furono i ragazzi delle scuole a ripresentarlo al pubblico, con un’iniziativa che ricordo con enorme piacere: “La Scuola adotta un monumento”. Erano passati solo 5 anni dalle stragi di Capaci e via d’Amelio, in classe la mafia non era più un tabù e la mia maestra ci portò a visitare il Teatro simbolo della cosiddetta “primavera di Palermo”.

palco reale teatro massimo palermo

Mi sembrò enorme e stupendo, e per la prima volta in città si era contenti per qualcosa di bello, qualcosa di tutti. Ci sono tornata la scorsa settimana, un po’ per caso, scoprendo che in realtà la platea e il palco reale sono più piccoli di quanto ricordassi, che è ripartito un restauro graduale che durerà 3 anni, e che assistere a uno spettacolo costa solo dai 20 ai 125 euro (alla Scala, in 8 anni, non sono mai riuscita a mettere piede per i prezzi folli).

cosa vedere a palermo teatro massimo

“Non ha senso tenere il teatro aperto ma vuoto, e noi vogliamo riempirlo”, ci ha detto la guida durante la visita. Questo, il ricordo di vent’anni fa, e gli sguardi ammirati dei turisti italiani e stranieri, mi hanno riempita d’orgoglio 🙂

L’Orto Botanico

Incredibilmente, in una città che non ha verde forse perché proprio non lo vuole, tutti parlano sempre un gran bene dell’Orto Botanico. Un’oasi cittadina che esiste dal ‘700 e ancora oggi è un centro di ricerca universitaria d’eccellenza. Potete visitare le collezioni scientifiche all’interno dei padiglioni, oppure semplicemente godervi una passeggiata tra serre, palme, alberi da frutto tropicali, liane monumentali e fiori di agrumi. Il traffico è lì a due passi in via Lincoln, la Chinatown palermitana, ma voi non lo sentirete.

All’Orto Botanico noi palermitani vogliamo bene, forse perché da bambini ci siamo venuti tutti col triciclo o la bicicletta, ed è un piccolo miracolo a cui rendere omaggio 🙂

Mondello

Ovvio. Nessun’altra città italiana ha una spiaggia così bella. Spiaggia bianca, acqua cristallina, e pure lo stabilimento balneare in stile liberty che si riconosce sorvolandola in aereo.

Passeggiare sulla sabbia a piedi scalzi, bagnarseli in acqua anche solo per vedere di nascosto l’effetto che fa, scansare i gabbiani sul bagnasciuga, il giro in piazzetta a mangiare il gelato dell’Antico Chiosco o il panino con le panelle. Di Mondello vi innamorerete, ma a un patto: mai, mai e poi mai, andarci da giugno a inizio settembre.

Si affolla talmente tanto che prima o poi soppalcheranno. Lo spazio vitale si annulla e anche l’acqua si intorbidisce, perché la gente è troppa e la caletta è troppo piccola. D’estate meglio proseguire 3 km più a ovest, verso la Riserva di Capo Gallo: gli scogli allontanano la gente molesta e regalano ai più temerari un mare bellissimo e incontaminato.

Dove mangiare o cosa mangiare?

Ho appena nominato il gelato e il panino con le panelle. Di solito, la seconda domanda dopo cosa mi consigli di vedere a Palermo? è dove mi consigli di mangiare a Palermo?

Qui vi deluderò, perché non sono aggiornata tanto quanto lo ero 8 anni fa. Ho comunque alcuni punti di riferimento che finora, anche con frequentazioni sempre più sporadiche, non mi hanno mai tradita:

  • Antica Friggitoria dal 1947 per panelle e crocchè
  • Il Rosticciere, in corso Tukory 81, per le arancine e i pezzi di rosticceria, meravigliosi involucri di pasta lievitata con i ripieni più disparati
  • Pasticceria Cappello, per i dolci (qui e solo qui trovate anche la torta Setteveli originale)a

a

cosa mangiare a palermo pane e panelle

Non so cos’altro potreste voler mangiare quando avete già mangiato i cannoli, le panelle, le crocchè, le arancine e i pezzi di rosticceria 🙂 prometto però di chiedere a fonti affidabili qualche indirizzo in più.

Due raccomandazioni:

  • diffidate dal gelato con colori troppo accesi e/o che si erge 15 cm al di sopra del bordo della vaschetta
  • non mangiate cannoli e cassate in estate: se sono, rispettivamente, i dolci storici natalizi e pasquali un motivo ci sarà. La ricotta in estate si trova ovviamente, ma le temperature non aiutano la sua conservazione in modo ottimale. Più probabile che la maggior parte delle pasticcerie usi una crema di latte al suo posto: magari non ve ne accorgete, ma perché rimanerci male quando potete mangiare ottimi gelati e granite? 🙂

Last but not the least, la chiesa dello Spasimo

Vicinissima a Palazzo Abatellis, e raggiungibile con uno slalom fra alcuni dei marciapiedi peggiori della città, nel cuore del quartiere popolare della Kalsa (qui vicino nacquero Falcone e Borsellino, nello stesso rione di Tommaso Buscetta).

Ne varrà la pena: è la chiesa di un convento che, nelle intenzioni dei committenti nel ‘500, doveva essere maestosa e poi è rimasta incompiuta. Si entra fra queste mura altissime e spoglie, e si scopre che non c’è il soffitto. Al suo posto c’è il cielo, e un albero che cresce all’interno della navata principale.

cosa vedere a palermo chiesa dello spasimo

Vi consiglio di chiudere qui il vostro tour di Palermo, o comunque di non perdervela per nessuna ragione. Ha una storia ricca e ambiziosa ma non è mai stata completata, ha mura solide ma non può funzionare, ha vissuto secoli di abbandono eppure un albero ha il coraggio di crescerci dentro. Non ha il tetto, ma ti lascia senza parole.

È la metafora perfetta di Palermo. Se vi piacerà o no, dipenderà da quanto siete disposti ad ammettere che sia bellissima, nonostante le manchi il tetto.